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Hai Mai Toccato un Sogno?

[29/01/2012 | letto 135 volte | 0 Commenti | Autore: sTen]


Mi hanno insegnato ad affrontare il mondo come un amico, un amico cattivo che ti mette tutto a disposizione ma che non ti da niente, a meno che non te lo sia guadagnato con fatica. Quest’ordine meritocratico delle cose non mi è mai dispiaciuto, alla fine chi si impegna per un risultato è giusto che lo ottenga, anche se poi devi fare i conti con l’impegno e col talento altrui, e con tutto quello che la vita ha già fatto.

Quello che serve a questo mondo sono riposte, certezze su quali che siano le cose giuste da fare, e come (mi) dico sempre, le cose giuste sono quelle che ti fanno stare bene. Partendo dal presupposto che c’è sempre una scelta e che questa produce degli effetti, il dilemma sta nell’ascoltare l’istinto o la ragione. Il primo, l’istinto, ti guida alla sopravvivenza, a quello che ritieni giusto per te, a quello che certe volte è anche più facile; la ragione ti stoppa, ti fa riflettere e analizzare le possibili implicazioni della scelta, le conseguenze per te e per chi è coinvolto nella scelta, probabilmente ti porta a fare una scelta opposta rispetto alla precedente, salvo poi tornare forte l’istinto. E si ricomincia.


POSSIAMO FINGERE DI ESSERE QUELLO CHE NON SIAMO?

Ho risposto anni fa a questa domanda, forse l’unica risposta vera che mi sia mai dato, ho risposto un caldissimo pomeriggio d’agosto del 1998, quando dalla mattina alla sera la mia vita ha svoltato bruscamente, mettendomi davanti una realtà che sembrava dura come il granito. Quella sera nel letto pensai proprio al granito, mi ricordai però anche che il vento, il tempo e l’acqua il granito lo plasmano… già l’istinto mi indicava la via, e io l’ho seguita.

Ho corso dietro ai sogni, e sono qui, e sto ancora correndo dietro ai sogni, o forse a uno solo, ma lo vedo raggiungibile come probabilmente mai prima. Hai mai toccato un sogno? Ne hai mai sentito la consistenza? Per quanto io mi sforzi a trovare le parole che possano avvicinarsi a quella sensazione io non riesco. E’ un’onda improvvisa che arriva lunga sulla spiaggia che porta via gli asciugamani, i giochi dei bimbi, gli ombrelloni, e tu la vedi arrivare e ti lasci travolgere e portare verso il mare, un mare di cui tu hai paura e rispetto ma sai, che in quel mare non sarai solo.

E’ proprio qui la questione, la risposta che cerchiamo, che sembra esserci salvo poi allontanarsi, che mi mangia il fegato la sera quando mi dici che vai, che non mi fa essere quello che vorrei essere e mi schiaccia senza condizione, senza possibilità di appello; non ho la risposta, non ho la soluzione, ho solo la certezza di chi sono e di quello che voglio, di come lo posso trasmettere, dimostrare, di come le cose possono essere, e più ci penso, più mi piace.

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